La lettera di un giovane universitario
14/10/2009
Gentile Onorevole Paola Binetti, sono un giovane universitario.
Quando ho iniziato a seguire la politica lo scenario si stava
evolvendo con gran confusione, ma il progetto dell'Ulivo mi ha
appassionato. Poi è arrivato il Partito Democratico, che ha
modificato l'Ulivo non sempre in meglio, e che ha portato tante
speranze, ma anche tante delusioni. Dal PD mi aspettavo molte
cose che poi non si sono avverate, e mi sembra che parte dello
spirito entusiasta che lo ha fatto nascere poi sia andato
affievolendosi. Nonostante questo, se posso dire di appartenere
a qualcosa nella politica italiana, questa cosa è proprio il PD,
unica alternativa concreta e credibile alla destra,
all'individualismo ed al qualunquismo: sì, faccio parte della
nuova generazione “democratica”.
Dopo questa mia presentazione, ora mi rivolgo a lei, On.
Binetti. Seguo le sue dichiarazioni da tempo, a volte mi sembra
di cogliere una certa sofferenza nello stare nel partito, anzi,
leggo con molta apprensione chi dice che lei è in uscita dal PD.
Sì, mi sentirei profondamente confuso se il Partito Democratico
perdesse una persona che rappresenta una importante e
fondamentale corrente culturale del partito. Probabilmente mi
sentirei anche deluso e fallito.
Quindi, per quel poco che contano le mie idee scritte in questa
lettera, le voglio fare un appello. Non molli. Vada avanti con
decisione, ma anche con chiarezza nel fare opposizione e
nell'aderire al PD. Posso immaginare i problemi e le
incongruenze con cui si deve scontrare. Ma lei è fra i creatori
di questo progetto che da a moltissimi cittadini la speranza di
costruire un'Italia migliore. È sufficiente non essere troppo
intransigenti ed accettare il comune valore di laicità dello
Stato, seppur senza laicismo. La prego, accetti con coraggio le
critiche, scendendo a compromessi quando possibile in nome del
bene comune, pur tenendo fermi alcuni principi e segnalando ciò
che non va: dal confronto può sempre uscire qualcosa di
migliore. Si impegni per migliorare ciò che non va: combattere i
problemi dall'interno con critiche costruttive, perché non è
ancora tutto perduto, e molto c'è da fare. E questo a
prescindere dall'esito congressuale: chiunque vincerà ci sarà
bisogno anche di lei, ed il congresso rappresenta una grande
occasione.
Questo soprattutto per non rischiare che il PD perda una parte
importante delle fondamenta culturali che lo sorreggono, quello
rappresentato dalla ex-Margherita, dai valori cristiano-sociali.
Se questa venisse a mancare, equivarrebbe a consegnare il
partito nelle mani di una parte delle ideologie e delle correnti
del passato, o meglio ad una loro una porzione, tutta dello
stesso colore. Se i cattolici venissero esclusi tutto tornerebbe
quindi come prima, le idee che hanno portato alla fondazione del
PD verrebbero tradite e perderebbero senso, il partito potrebbe
anche morire ed esplodere del tutto. A quel punto la destra
avrebbe la strada spianata, e non credo che riuscirei a trovare
con la stessa passione un altro progetto in cui credere ed
impegnarmi, in quanto tradito da una promessa morta
prematuramente. Non credo che riuscirei ad identificarmi né in
quello che qualcuno cerca di costruire al centro, né in
eventuali nuovi soggetti più a sinistra, né in qualcosa di
ancora diverso. Perché io mi sono fidato della cultura
democratica, con le sue radici sociali, cristiane, riformiste ed
ambientaliste: credo che la sintesi del Partito Democratico sia
la grande possibilità per migliorare l'Italia di tutti e di
tutte le culture. Questa storia dev'essere ancora scritta tutti
assieme, c'è molto da costruire, è troppo presto per mollare
ora: anche se non sembra molti sperano nelle persone come lei.
Grazie mille per il tempo che vorrà spendere nella lettura di
questo mio appello.
Le porgo i miei più cordiali saluti ed auguri
Lettera firmata

