Lettera di S. Pezzotta a L. Zanda
26/10/2009
Caro Senatore,
Ho letto su Repubblica la tua lettera all’On. Paola Binetti.
Confesso di aver avuto un moto di meraviglia e di stupore, ma
poi mi sono detto: “Sono questioni interne al Pd”. Se la
sbrighino tra di loro”. E’ stata senza dubbio una reazione
superficiale poiché i problemi che poni all’On. Binetti vanno
oltre i confini di un partito e riguardano tutti.
Non voglio entrare in merito ai problemi concernenti il
testamento biologico o alle norme per il contrasto all’omofobia,
sulle quali possiamo avere idee diverse. Quello che m’interessa
discutere è se le opinioni di coscienza di un parlamentare
possano essere sottoposte a una rigida disciplina di partito.
Con la fine dei grandi blocchi ideologici abbiamo tutti parlato
di partiti aperti e leggeri ma, quando si tratta di evidenziare
questa apertura nei comportamenti, torniamo ai vecchi metodi e
si cerca, in via diretta o indiretta, di imporre il comando
dell’opinione prevalente.
Ci sono questioni invece che si sottraggono al “prevalente”.
Sono quelle che interrogano la coscienza personale e non possono
essere sottoposte a disciplina. La libertà di coscienza e quella
personale sono principi su cui, da democratici, occorre sempre
essere intransigenti, anche e soprattutto quando creano
problemi.
Non è accettabile che cerchi – in modo indiretto ma estremamente
chiaro – di far passare l’idea che chi ha votato la
pregiudiziale di costituzionalità avanzata dall’On. Vietti sia
quasi un mandante delle violenze future che si potrebbero
verificare nei confronti di persone omosessuali. Speriamo e
operiamo perché non avvenga mai. Non c’è nessuna connivenza o
indifferenza verso gli atti di violenza o di discriminazione che
avvengono nei confronti delle persone omosessuali, alle quali va
tutto il rispetto.
Il problema essenziale su cui dovremmo interrogarci è come
combattere la violenza e l’intolleranza che allignano dentro la
nostra società. Ci dovremmo perciò attivare con un linguaggio
politico meno carico di aggressività, di demonizzazioni ed
evitare che il confronto politico diventi una lotta all’insegna
della logica del nemico da eliminare. Un tema che riguarda parte
della maggioranza – l’aggressione che il Presidente del
Consiglio ha fatto nei confronti dell’On. Bindi non è stato un
buon esempio – ma non sono nemmeno condivisibili certe
intemperanze verbali che sentiamo nel dibattito parlamentare da
parti dell’opposizione. Così si alimenta e si diffonde il germe
dell’intolleranza facendolo diventare costume. Ci si dovrebbe
impegnare a far crescere una cultura della non-violenza che
dovrebbe partire dal linguaggio. Capisco bene che non basta e
che servono anche disposizioni normative che contrastino certi
atteggiamenti. Mi sarebbe piaciuto che sulle questioni di
costituzionalità avanzate da Vietti ci fosse stato un maggior
approfondimento che invece è mancato.
E rispetto ai temi cui fai cenno nella tua lettera, ricordo che
le opinioni dell’On. Binetti erano conosciute da qualche tempo
perché non ne ha mai fatto mistero. Invece di apprezzare la
lealtà dei suoi comportamenti è sottoposta a una serie di
accuse. Chi vive con attenzione la vita parlamentare conosce
bene i contenuti e le proposte di legge che circolano nelle
commissioni ed è alquanto usuale esprimere opinioni e pareri
anche prima che il proprio partito abbia assunto decisioni. Non
capisco perché questo debba essere inibito alla Binetti. Così si
rischia di introdurre nel dibattito politico restrizioni che non
aiutano l’approfondimento, il dibattito e la ricerca di
mediazioni tra opinioni diverse dentro e fuori il partito di
appartenenza. Mi sembra che tu proponga un partito chiuso e
autoreferenziale, quando invece abbiamo bisogno di dialogo,
confronto e ricerca.
Ti confesso che mi è parsa strana anche l’idea che sia da
evitare la ricerca e la riflessione – il piano inclinato- sugli
effetti che le nostre decisioni di oggi potrebbero avere sul
futuro degli altri. Una questione che invece si fa sempre più
stringente dato che ormai la politica è chiamata a decidere sui
temi della vita, del vivere insieme, dell’ambiente e dell’uso
smisurato e pervasivo della tecnica. Forse il termine “ piani
inclinati” può anche essere infelice, ma l’obbligo di riflettere
e avanzare previsioni sugli effetti delle nostre azioni non deve
e non può essere sottovalutato anche quando si tratta di
questioni o diritti che riguardano i singoli. La società non è
fatta ne’ può essere costituita da monadi che si muovono in un
universo moltitudinario. La società, il vivere insieme è
costituito da forti e profonde interdipendenze che si
autocondizionano. Per questo cercare di capire cosa possiamo
determinare è importante e necessario.
Sono sempre più convinto che dovremo applicare con rigore il
principio di responsabilità, soprattutto su temi e questioni su
cui potrebbe prendere corpo una “nuova etica”. Prima che una
norma diventi vincolante bisognerebbe valutare solo quanto
risponda alle esigenze dell’oggi e cosa potrà determinare in
futuro, quello spazio che non ci appartiene. Un principio che
deve valere per le questioni ambientali, economiche, per l’uso
delle moderne tecnologie, dell’informazione, per le questioni
sociali e i diritti individuali che non possono mai essere
pensati come separati dal contesto sociale.
Il nostro vero problema è come costruire un‘etica del futuro e
uscire dalla morbosità dei moralismi e individualismi che
inquinano il dibattito politico attuale. Un’etica per il futuro
è lo sforzo che si deve fare. Per questo credo che le
dichiarazioni dell’On. Binetti, condivisibili o meno, siano meno
“surreali” di quanto si vogliano far apparire. Ci pongono un
problema di metodo e di riflessione che non possiamo eludere con
qualche anatema. Dobbiamo continuare a riflettere, a ricercare e
a confrontarci. E soprattutto garantire a tutti, come cifra
della propria, la libertà di opinione, di coscienza e qualche
pratica eretica rispetto all’opinione prevalente del proprio
partito.
Lettera firmata

