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IL MIO PERCORSO

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Perché la scelta dell’impegno politico?

Tutta la mia storia personale, le mie radici, la mia formazione, la mia esperienza accademica e professionale di neuropsichiatra infantile, la mia lunga appartenenza al mondo dell’associazionismo cattolico, l’impegno speso a favore delle battaglie che difendevano la vita e la famiglia, in particolare quella sulla difesa della legge 40, sono state motivazioni forti che mi hanno spinto a scegliere di continuare ad impegnarmi.
Questa volta attraverso la politica.

Per quarant’anni sono stata medico e docente universitario, mi sono occupata di iniziative di volontariato e di formazione della gioventù.
Ho affrontato problemi di tanti tipi cercando le migliori soluzioni possibili.
Accettare di far politica in modo più diretto e concreto è stato lo sbocco naturale del mio percorso di vita.
Una scelta che si incardina e in qualche modo completa, il mio itinerario personale e professionale.




Il percorso politico

Il mio ingresso in politica risale a pochi anni fa ed è iniziato con la Margherita.
Di questo partito mi attraeva la sua collocazione nel centrosinistra, che indicava una evidente propensione ai processi di cambiamento in ambito sociale.
La Margherita era luogo di incontro di culture diverse e quella cattolica vi giocava un ruolo importante ed incisivo.
Ma all’interno della coalizione di centrosinistra, le cose non andarono bene fino dal primo momento.
La coalizione risultava schiacciata sulle posizioni della componente di estrema sinistra e di quella radicale e c’era un’alta conflittualità interna.
Le cose, nonostante le speranze di molti, non migliorarono neppure con la nascita del Partito Democratico.
Nella mia esperienza al Senato, nella XV legislatura, il dibattito in XII commissione si è concentrato più sul testamento biologico che non sui grandi temi della salute e dell’assistenza, con l’aggravante che lo stesso testamento biologico veniva affrontato con uno strisciante approccio eutanasico.

In quanto alla famiglia poi le discussioni si sono subito concentrate su modelli alternativi alla famiglia, considerando superato il modello  tradizionale, e puntando alla valorizzazione di altre forme di convivenza, in evidente contrasto per altro con quanto previsto dalla nostra stessa Costituzione.
In questa situazione ho contribuito alla fondazione dei Teodem, come ci aveva battezzato la stampa.
Un piccolo gruppo di parlamentari che si chiedeva cosa significasse essere cattolici impegnati in politica in quel determinato momento storico e in quel preciso schieramento politico.
Posso dire, col senno di poi, che quell’esperienza, ha contribuito ad evitare la potenziale deriva laicista della maggioranza allora al governo.
L’inizio della nuova legislatura con il passaggio del Pd all’opposizione sembrava una buona occasione per affrontare una riflessione seria sulla natura del nuovo partito, sui suoi obiettivi e sul suo stile di governo. In realtà non è stato così.
Prima la gestione Veltroni, che sembrava aver impresso al partito una svolta centrista molto attenta alla componente cattolica, che contribuiva alla nuova identità  è entrata in crisi.
Dopo pochi mesi anche la gestione Franceschini è entrata in crisi e le primarie hanno incoronato Bersani che, pur avendo voluto apparire leader di tutti, non è riuscito ad essere incisivo e determinante; con la conseguenza che i cattolici del Pd sono sembrati sempre meno rilevanti.
Da ultimo, la vicenda delle recenti elezioni regionali.
La candidatura di Emma Bonino alla presidenza della regione Lazio ha messo in luce tutti i limiti del Pd, dimostrandone la debolezza culturale, prima ancora che politica.

Questa vicenda ha posto a me, e ad una parte tutt’altro che irrilevante del mondo cattolico, interrogativi di coscienza molto chiari, che investono l’agire di ogni cattolico in politica ed hanno messo in crisi il senso stesso della mia permanenza nel partito.
La scelta della Bonino è stato il segno evidente che, il Partito Democratico, rischia di consegnarsi nelle mani della cultura radicale che rappresenta qualcosa di molto distante da quella che è la mia vita, il mio pensiero e la mia esperienza.

Per questo ho deciso di uscire dal Pd e spostarmi al Centro.


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