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OMELIA DEL SANTO PADRE

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SANTA MESSA PER I PARLAMENTARI ITALIANI,
27.03.2014


Alle ore 7 di questa mattina, nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre Francesco ha celebrato la
Santa Messa per un gruppo di oltre 500 Parlamentari italiani, accompagnati da S.E. Mons. Lorenzo
Leuzzi, Rettore della Chiesa di San Gregorio Nazianzeno a Montecitorio.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato nel corso della Celebrazione
Eucaristica:

OMELIA DEL SANTO PADRE
Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i
lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si
lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. E’ sempre lo stesso:
"Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…" - "Ma essi non
ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero
ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di
me, mi hanno voltato le spalle" (Ger 7,23-24). E’ la storia dell’infedeltà del
popolo di Dio.
E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande
quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo
docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di
tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in
cui arrivò Gesù.
E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: "Costui è il
Figlio di Dio, è un grande Profeta!"; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo,
dicevano: "No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana". Il popolo
di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i
farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E
questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per
giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: "Quest’uomo, Gesù,
scaccia i demoni con il potere di Beelzebul" (Mt 11,15). E’ lo stesso che dire:
"E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana", è lo stesso.
Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano
sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù
guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come "pecore senza pastori",
così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle
vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca
ammirazione nel popolo: "Ma questo parla come uno che ha autorità!", parla
diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed
era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito,
nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge. E
questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che
siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di
questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto
che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono
scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a
tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci
aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E
per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua
forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi
che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: "E’ meglio che un uomo
muoia per il popolo".
Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore
del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una
teologia del dovere: "Dovete fare questo, questo, questo…". E Gesù dice loro
quell’aggettivo tanto brutto: "Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle
del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!". Hanno rifiutato
l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada
che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma
quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella
dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece,
nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si
deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di
cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, "sepolcri imbiancati". Questo è il dolore
del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio.
"Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama". "Ritornate a me con tutto il
cuore" - ci dice - "perché sono misericordioso e pietoso". Questi che si
giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che
tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a
chiederla al Signore.
In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo
invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore,
e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di
giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché
non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di
andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene
soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi "dottori del
dovere", che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia
pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia
di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci
ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. "Aprimi la porta.
Il resto lo faccio io". Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la
salvezza. Così sia.
 

   
 
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